NINNE NANNE
Condizione femminile, paura e gioco verbale nella tradizione popolare

Milano, Emme Edizioni, 1981, pp. 109, br.
Postfazione di Michele L. Straniero

titolo libro

Questa è la prima edizione, presto esauritasi, di un libro che sarà poi pubblicato, aggiornato e ampliato, presso l'editore Einaudi nel 1994.

Anche quest'ultimo è attualmente esaurito.

Una nuova edizione aggiornata è stata poi pubblicata nel 2013 presso l'editore Besa (vedi).

Il termine “ninna nanna” è una formula reduplicativa.

Infatti sia “ninna” sia “nanna” nel linguaggio infantile significano “sonno”.

Il vocabolo è utilizzato nella maggioranza dei dialetti nazionali

Ma bisogna citare almeno la vistosa eccezione del siciliano, che usa invece “a la vò”, “a vò” e simili, la cui etimologia richiamerebbe l’atto del vogare, gesto sostanzialmente simile a quello del cullare.

Esso è utilizzato anche in alcune lingue romanze, come lo spagnolo nana, il portoghese nana-nana.

Altre lingue presentano vistose affinità, in francese ad esempio si usa berceuse, in inglese lullaby e in tedesco Wiegenlied.

Il termine ha certamente valore fonosimbolico, ma è anche inevitabile l’accostamento al latino nenia, che vale “cantilena”, “canto funebre”, o anche “linguaggio magico”

Mentre per definire il canto di culla invece i latini usavano più probabilmente lallum (o lallus).

È da verificare anche una possibile derivazione dall’arabo, che nella variante tunisina ha nänni e in quella egiziana ninne, che in entrambi i casi valgono “dormire”.

La funzione primaria della ninna nanna è ovviamente quella di indurre al sonno il bambino

Questo avviene grazie ad una reiterazione ritmica e melodica che tende ad introdurre un effetto ipnotico, secondo un procedimento che richiama l’antico rito dell’incantamentum.