LA CANZONE POPOLARE DI MILANO E DELLA LOMBARDIA
Milano, Vallardi, 2000, pp. 189, br., esaurito presso l'editore.
ISBN 88-8211-464-3.

la canzone popolare di Milano e della Lombardia

Introduzione

È bene precisare subito che il titolo di questo libro avrebbe dovuto più correttamente essere: Canti popolari raccolti in Lombardia, perché bisogna riaffermare con forza che il canto popolare è un essere in continua trasmigrazione.

Di esso è quasi sempre impossibile conoscere l’autore e perfino la località di origine.

Essendo infatti un prodotto della cultura orale, esso viene ascoltato dal portatore, memorizzato ed in seguito rieseguito con inevitabili e spesso inconsce variazioni.

Esso dunque si sposta nello spazio e si modifica continuamente in un continuo e turbinoso processo creativo.

Passando di bocca in bocca oltrepassa monti e valli, valica frontiere, assume una patina dialettale sempre leggermente diversa, fino a diventare una cosa molto differente da quella che era in origine.

Date queste premesse, si comprende come sia difficile definire con proprietà le caratteristiche del canto popolare lombardo (e altrettanto vale per tutte le altre regioni), così come è altrettanto illusorio cercare identificare le caratteristiche etniche e “razziali” di una popolazione che nei secoli ha accolto contributi di sangue provenienti da gran parte dell’Europa, e che oggi vede la sua popolazione composta quasi per la metà da persone provenienti da altre Regioni d’Italia, senza contare la sempre più rilevante presenza di extracomunitari, i cui figli nel giro di poche generazioni parleranno anch’essi il meneghino o il bergamasco.

Suddivisione dei canti

Il primo capitolo è dedicato ai “canti d’amore e di matrimonio” e ciò era assolutamente inevitabile, dal momento che l’amore è di gran lunga l’argomento preferito da ogni tradizione canora e musicale.

la canzone popolare di Milano e della Lombardia

L’amore è qui, come sempre e come dappertutto, suddiviso in due grandi categorie separate da una linea sottile come un filo d’aria: da una parte vi è l’amore felice perché corrisposto, e dall’altra c’è quello tribolato perché avversato dai parenti o dalle circostanze o perché non ricambiato.

Molto spesso è proprio quest’ultimo quello che suscita i versi più cristallinamente poetici, sia perché ferocemente vendicativi nei confronti dell’oggetto d’amore riluttante o fedifrago, sia perché nostalgicamente dolenti di fronte alla frustrazione che inevitabilmente si prova di fronte all’impossibilità di governare un cuore altrui.

Segue poi il settore dedicato ai “canti di lavoro e di protesta sociale”, che è forse il più interessante proprio per le caratteristiche della regione, particolarmente votata ai processi produttivi e dunque anche molto sensibile ai temi della difesa del lavoro e dei diritti dei lavoratori.

Ecco dunque una rilevante presenza di canti “di protesta”, il cui periodo di maggiore vitalità può essere collocato durante la fase dell’industrializzazione che nel nostro paese si è svolta a cavallo tra Ottocento e Novecento.

la canzone popolare di Milano e della Lombardia

Ovviamente i mestieri più rappresentati sono quelli delle filandere e delle mondariso, ma sono anche ampiamente presenti minatori, scariolanti, arrotini, calderai, spazzacamini, contadini e ortolani.

Il terzo capitolo è dedicato alle “canzoni scherzose e d’osteria” ed è anche il più ampio, cosa che potrebbe sorprendere un osservatore superficiale e ancora legato al pregiudizio del lombardo uomo pratico e serioso.

In realtà questi canti mostrano, se ancora ce ne fosse bisogno, che gli stereotipi di questo tipo sono spesso fallaci.

In questi canti, infatti, emerge un senso dell’ironia molto sottile, un uso della fantasia ai limiti del virtuosismo. In questo capitolo sono stati inseriti anche alcuni canti “della mala” in considerazione del fatto che nei confronti della piccola malavita (qui definita ligera o lingera) il popolo ha spesso un atteggiamento sottilmente beffardo, certamente non connivente, ma comunque tollerante e un quasi ammirato per uno stile di vita considerato contestativo nei confronti del potere costituito.

la canzone popolare di Milano e della Lombardia

Nel quarto capitolo sono stati riuniti i canti “religiosi, rituali e di questua” in quanto molto spesso questi ultimi sono legati ad occasioni festive religiose. Il popolo ha sempre intrattenuto con le figure sacre un atteggiamento di sorprendente familiarità, spesso libero da ogni formalismo ossequioso.

la canzone popolare di Milano e della Lombardia

Si tratta in molti casi di raffigurazioni di scene di vita quotidiana dove vediamo i santi, madonne e lo stesso Gesù muoversi in atteggiamenti del tutto umanizzati descritti con teneri e affettuosi tratti.

La materia in genere è tratta dalle sacre scritture, ma vi sono ampi collegamenti con le raccolte medievali di leggende agiografiche o di exempla, con i Vangeli apocrifi e altri testi della tradizione cristiana non ortodossa.

Spesso peraltro si leggono in trasparenza superstizioni e credenze che hanno le loro radici in società pre-cristiane, con caratteri vigorosamente pagani.

Veniamo ora alle ninne nanne, canti la cui funzione primaria è ovviamente quella di indurre il sonno al bambino grazie ad una reiterazione ritmica e melodica che tende ad introdurre un effetto ipnotico. Una seconda funzione, certo non meno importante, è quella di acculturazione linguistica e musicale del bambino.

Questi, infatti, stabilisce il suo primo contatto con il mondo proprio attraverso la voce della madre, assorbendo da lei la visione del mondo propria della comunità.

Un’altra funzione meno nota della ninna nanna è tesa a fornire una valvola di sfogo attraverso la quale la madre (o chi si assume il compito di addormentare il bambino) lamenta la propria condizione esistenziale. Nell’intimità del rapporto madre-bambino, lontano da orecchie indiscrete, la donna ha avuto agio di dare voce ai suoi dolori e alle sue frustrazioni, cosa che in altre occasioni di canto, maggiormente socializzate, non le era possibile. In alcuni casi poi la madre si lascia andare a descrizioni di momenti di serenità e dimostra il suo attaccamento al bambino con un linguaggio di notevole intensità poetica.

Il sesto capitolo contiene le canzoni narrative, ovvero le ballate.

la canzone popolare di Milano e della Lombardia

Esse sono diffuse in forme pressoché simili in gran parte dell’Europa continentale: Isole britanniche, Scandinavia, Paesi di lingua tedesca, Francia, Catalogna, Provenza, Castiglia e con trapianti nei territori d’oltremare di colonizzazione anglosassone e francese. Le ballate sarebbero penetrate nel nostro paese in epoca molto antica grazie alla sostanziale continuità linguistica che vi è tra il sud della Francia ed il Piemonte.

Sono narrazioni che oscillano tra l’avventuroso, il pietoso ed il passionale e l’azione si sviluppa rapidamente con esiti in molti casi fortemente drammatici. I protagonisti sono spesso re, principi e baroni, ai quali sono tuttavia attribuiti pensieri e comportamenti tipici del mondo popolare.

In tempi più recenti le ballate sono entrate a far parte del repertorio dei cantastorie di piazza e i temi sono sovente tratti dai fatti di cronaca che più colpivano la fantasia della gente: efferati omicidi (con preferenza per infanticidi, uxoricidi, regicidi ecc.), storie di briganti (cui talvolta erano attribuiti i ruoli di paladini dei poveri indifesi di fronte al potere statale), ma sono ampiamente rappresentate anche narrazioni con intenti ironici e satirici.

L’ultimo capitolo è dedicato alla conte e alle filastrocche infantili. Le prime servono ai fanciulli per fare appunto la conta nel corso dei loro giochi, per stabilire cioè chi debba essere il protagonista attivo o passivo dell’azione, le seconde hanno una funzione meno esplicita di apprendimento linguistico e/o morale.

In ogni caso questi componimenti sono una straordinaria fonte per la conoscenza della psicologia infantile forse non ancora adeguatamente studiata. Da questi brevi testi fortemente ritmati emerge infatti l’immaginario dei bimbi, che ha sempre avuto una spiccata predilezione per lo scatologico, il magico ed il surreale.

La Lombardia non produce canti?

la canzone popolare di Milano e della Lombardia

Per lungo tempo si è ritenuto che la Lombardia fosse terra povera dal punto di vista della produzione canora e musicale, così come (e forse proprio a causa di ciò) è sempre stata terra economicamente ricca ed industrialmente avanzata.

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Si pensava infatti che qui vivesse una popolazione pratica, proiettata verso il lavoro e poco incline alle smancerie del canto.

Questo pregiudizio ha fatto sì che assai scarse siano state le ricerche operate dagli studiosi ottocenteschi e dei primi anni del Novecento.

Soltanto a partire dagli anni Sessanta e Settanta, in contemporanea con il boom del folk music revival, sono iniziate ricerche sul campo condotte con sistematicità.

Il merito di questa ripresa di interesse è soprattutto da attribuire agli studiosi dell’Istituto Ernesto de Martino e a quelli raccolti intorno all’Ufficio Cultura del Mondo Popolare della Regione Lombardia (oggi Archivio di Etnografia e Storia Sociale), diretto prima da Bruno Pianta, ora da Renata Meazza e con importanti contributi di Roberto Leydi.