LA CANZONE POPOLARE DI ROMA E DEL LAZIO
Milano, Vallardi, 2000, pp. 191, br., esaurito presso l'editore. ISBN 88-8211-46-1.

I più bei canti della tradizione popolare laziale (ben 429!), con note, bibliografia e discografia.

la canzone popolare di Roma e del Lazio

Introduzione

Lo stornello è il canto popolare romano per eccellenza, quello in cui si esprime con maggiore compiutezza l’arguzia e la tenerezza, il sarcasmo e la malinconia, la spavalderia e la fragilità di un popolo dalle tradizioni millenarie.

Dal punto di vista formale esso si compone solitamente di tre endecasillabi (quando sono due il secondo è in genere ripetuto).

la canzone popolare di Roma e del Lazio

Il primo verso può essere altrettanto spesso un quinario, sovente con il nome di un fiore. Il primo e il terzo rimano fra di loro, mentre il secondo è in assonanza con gli altri.

Dal punto di vista musicale una stessa semplice melodia viene ripetuta per ogni terzina, con inflessioni vocalistiche di tipo solistico al limite del virtuosismo.

Una strofa così breve richiede una grande capacità di sintesi, e in ciò si avvicina ad una forma poetica assai lontana geograficamente, ma vicina nello spirito: lo haiku giapponese.

la canzone popolare di Roma e del Lazio

La sintesi tuttavia se non giova allo sviluppo di concetti complessi (cosa comunque che è quasi sempre nemica dell’espressività popolare), rende lo stornello un veicolo ottimale per brevi espressioni fulminanti, più adatte in verità al sarcasmo e all’ironia che all’introspezione meditativa.

Ciò ha probabilmente contribuito a creare l’immagine di un popolo spavaldo e insolente, caustico e passionale, ma dovremmo tutti saper bene quanto questi stereotipi possano essere superficiali.

Ciononostante ad una prima lettura non vi è dubbio che, oltre che straordinariamente godibili, questi componimenti siano rivelatori di un atteggiamento diffuso.

la canzone popolare di Roma e del Lazio

La città, e in specie una grande città che ha alle spalle una storia di importanza tale da essere perfino imbarazzante, non può non trasmettere ai suoi abitanti l’autoconvincimento di essere in qualche maniera speciali, al punto da sfiorare il complesso di superiorità.

Magari amabilmente condito di ironia, ma profondamente interiorizzato.

Ecco dunque il vanto della propria romanità sempre presente, anche se va detto che il cantore o il musicista, in ogni caso colui che si esibisce in pubblico per mostrare la propria abilità, deve sempre possedere un pizzico di spavalda furfanteria.

L’area di diffusione dello stornello sul territorio nazionale è localizzabile nell’Italia centrale, soprattutto Toscana, Lazio e Umbria.

la canzone popolare di Roma e del Lazio

Il tema di questi canti è invariabilmente l’amore, come sempre diviso da una linea sottile come un filo d’aria:

quella che divide l’amore felice perché corrisposto, da quello tribolato o perché avversato dai parenti o perché non ricambiato.

E molto spesso è proprio quest’ultimo che suscita i versi più cristallinamente poetici, sia perché ferocemente vendicativi nei confronti dell’oggetto d’amore riluttante o fedifrago, sia perché nostalgicamente dolenti di fronte alla frustrazione e all’impotenza che si prova inevitabilmente di fronte all’impossibilità di governare un cuore altrui.

Ecco allora che l’amore, la dedizione, la passione si stravolgono nel loro contrario:

il dispetto, la rabbia, il sarcasmo, quando non addirittura nell’odio più feroce.

Insomma, è il gioco eterno dei sentimenti che da sempre regola la vita dell’umanità.