IL MAESTRO DI TUTTE L'ARTI
Nardò, Besa Editrice, 2002, pp. 193, br., con sovraccoperta a colori contenente un dipinto del maestro Maurizio Carnevali: "Arofan e Lenia", € 14. ISBN 88-197-0115-2.

Il libro può essere richiesto all'editore: www.besaeditrice.it, è disponibile presso numerosi siti di vendita per corrispondenza o si può richiederlo al proprio libraio che lo procurerà in pochi giorni.

il maestro di tutte l'arti

Si tratta dell'unica opera narrativa dell'autore.

Il protagonista è un personaggio effettivamente vissuto nella Siena del Duecento, un giullare il cui nome era Ruggeri Apugliese.

Si tratta di una figura che occupa un posto non marginale nella storia letteraria italiana delle origini.

Di lui sono rimasti in tutto cinque componimenti poetici, di cui uno frammentario e, purtroppo, nessuna notizia biografica.

Tutto quello che conosciamo di lui, lo possiamo ricavare unicamente dai suoi testi, che pure ne offrono in abbondanza.

L'autore ha dunque usato questi dati biografici come punti fermi.

Poi intorno ad essi ha costruito una storia di fantasia inserita tuttavia in una minuziosa ricostruzione storica della Siena del tempo.

siena

Eccone le note di copertina:

Un breve e delizioso romanzo ci conduce a vivere nella Siena medievale, descritta in tutti i particolari, tratti con precisione dalle cronache del tempo: dalla vita del giullare ai bagordi dei signori arroganti, al vivacissimo palio, ai giochi che si disputavano allora, alle terme, alla stessa celebre battaglia di Montaperti, per finire con i rigori della vita eremitica e con quelli disumani degli inquisitori, i nemici di sempre.

battaglia montaperti

Su questo sfondo, un cavaliere, sazio dell'esistenza vana dei ricchi viziosi, si ritira in un eremitaggio "laico", poiché egli non crede che nei libri, di cui è divoratore, collezionista e umile copista.

Il trovatore Ruggeri fa da intermediario tra l'asceta ateo e libero pensatore e il mondo esterno, recandogli notizie, insieme con i testi delle sue belle canzoni, attinte dal repertorio autentico del nostro Medioevo giullaresco; ma poiché niente a questo mondo dura in eterno, il Diavolo sotto le sembianze di una bella donna si incarica di mandare tutto a gambe all'aria, anzi nel fuoco!

E amore vero, seduzione demoniaca, sesso sfrenato, amore ingenuo di una vergine innocente, passionacce e gelosie, ripicche, vendette, perdono, misericordia, crudeltà spietata dei repressi monaci inquisitori, amicizia, persecuzione, volontà di distruggere e di autodistruggersi si intrecciano, conducendo a una conclusione inaspettata, dopo tanti litigi..."

riga big

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Estratto da una intervista all'autore:

D. Raccontami come ti è venuto in mente di scrivere un romanzo.

Un mistero fitto, tenuto conto che è stata un’esperienza unica e oggi, se mi interrogo dentro, non riesco assolutamente a scorgere le risorse per scriverne un altro.

Insomma, ero in vacanza in montagna e, nel corso di una passeggiata (io avevo già pubblicato il mio primo libro sui giullari), ho lasciato correre i pensieri e visualizzato una sorta di sogno che faccio spesso ad occhi aperti o chiusi:

quello di poter vivere all’epoca dei giullari per poterli vedere in azione come erano nella realtà.

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Quale periodo è più affascinante della Siena del Duecento, Andrea?

Ebbene, io sapevo che lì in quel periodo è vissuto l’unico giullare italiano di cui conosciamo il nome e di cui ci sono rimasti cinque testi.

In questi testi ci sono gli estremi di una sua biografia, sia pure molto sommaria.

Sono corso nella biblioteca del paese, mi sono fatto fare le fotocopie di questi testi e ho cominciato, lì in montagna, a lavorare su questo tema.

I meccanismi con i quali si progetta un romanzo sono ancora un mistero per me.

Perché tu capisci bene che un saggio lo si scrive con la testa, con l’erudizione, con la ricerca...

Ma un romanzo lo si scrive con il cuore e i meccanismi del cuore sono un vero enigma per noi.

Uno dei misteri più fitti, sul quale si sono esercitati poeti, filosofi, romanzieri, psicologi, ognuno fornendo una sua ricetta di comprensione e tutti insieme contribuendo a rendere il mistero ancora più fitto.

Anch’io ho voluto contribuire nel mio piccolo ad infittire questo mistero...