I GIULLARI IN ITALIA
Lo spettacolo, il pubblico, i testi
Milano, Xenia, 1990, pp. 510, ril., ill.

Il libro si compone di una prefazione (pp. 7-19), di una storia della giulleria (pp. 21-161), di un’amplissima bibliografia (pp. 163-236), di una discografia (pp. 237-239), di 34 tavole illustrate fuori testo, oltre ad altre illustrazioni nel testo, di un’antologia di testi giullareschi (pp. 241-503), di un indice (pp. 507-510).

Il libro è esaurito presso l’editore. L’autore ne possiede pochissime copie che possono essere richieste al costo di € 50 comprese le spese di spedizione.

Una nuova edizione ampliata e aggiornata è stata pubblicata nel 2012 presso l'editore Liguori (vedi).

i giullari in italia

Considerazioni dell'autore ampliate nella nuova versione del su citato libro del 2012.

Gli studiosi si sono a lungo accapigliati per accertare la derivazione diretta della figura del cantastorie da quella del giullare medievale con esiti alquanto incerti, ma il mio parere in proposito è che in fondo si tratti di una questione di lana caprina.

Nella vita nulla procede in linea retta, i percorsi spesso sono tortuosi, il movimento procede a onde più che a velocità costante.

Credo dunque che vi sia una derivazione fra le due figure, ma non così lineare come vorrebbe chi si sforza di analizzare i documenti. Cerchiamo di capire intanto chi erano i giullari. La cosa non è affatto facile, confesso che, pur avendovi dedicato oltre un trentennio di studi, io per primo sono molto imbarazzato nel doverne tracciare un profilo.

Vi è innanzitutto una questione linguistica da sciogliere, il termine “giullare” vuole dire tante cose. Vediamo intanto l’etimologia, la derivazione è chiara, viene dal latino joculator, a sua volta proveniente da jocus (gioco, scherzo).

Tuttavia, benché la forma latina risalga all’età classica, il termine diviene d’uso comune solo in epoca medievale, dove, a partire dal V-VI secolo, tende a sostituirsi ai termini mimus, scurra e histrio. In italiano soffre inoltre di una duplice impropria sinonimia con “buffone” da una parte e con “trovatore” dall’altra. Vi sono però fra questi termini alcune sfumature di differenza che è bene chiarire subito.

Il buffone era solitamente colui che riusciva a trovare un impiego stabile presso un signore, re, duca o cardinale che fosse, qui egli aveva il compito di rallegrare la corte con scherzi e lazzi, ma soprattutto di essere la vittima predestinata degli scherzi altrui.