BON 'CELLU CANTATURI
Vita e folklore nei racconti di due contadini calabresi

Lamezia Terme, Edizioni del Sileno, 1999, pp. 221, br., con allegate due litografie originali di Maurizio Carnevali, "Il gesto della parola" e di Pablo Carnevale, "...Per la vita di Ulisse".

Pubblicazione fuori commercio reperibile presso l'autore al costo di 40€, comprese le spese di spedizione.

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Introduzione dell'autore

Il materiale di questo libro è frutto di una ricerca durata vari anni: le prime interviste, in verità piuttosto dilettantesche e frammentarie, sono state effettuate tra la fine degli anni Sessanta e l’agosto 1972.

Si tratta in tutto di una trentina di canti, in quanto successive incaute registrazioni hanno parzialmente cancellato il materiale originario.

Il grosso della ricerca è tuttavia composto da una lunga serie di interviste su musicassette (della durata complessiva di circa 25 ore) realizzate tra il 4 agosto 1975 e il 1° febbraio 1976. Vi è, infine, una brevissima appendice dell’agosto 1978.

I protagonisti principali sono una coppia di anziani contadini (i nonni materni dell’estensore di queste righe) dei quali forniamo alcune brevi note biografiche.

L’uomo, Antonino Scarcella, è nato nel 1896 e scomparso nel 1978.

La moglie, Carmela Randazzo, è vissuta tra il 1898 e il 1979.

Si sono sposati nel 1921 e sono sempre vissuti a Palmi (in dialetto Parmi), in Calabria, tranne una parentesi di quattro anni durante la quale lui è emigrato in Australia.

Il periodo del servizio militare (durato anch’esso quattro anni) in cui è stato coinvolto nelle vicende della prima guerra mondiale, partecipando alla tragica ritirata di Caporetto e restando poi prigioniero undici mesi in Boemia.

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Palmi è una bella cittadina e conta oggi circa 19 mila abitanti ed è collocata nel margine meridionale della Piana di Gioia Tauro.

La zona, è probabilmente il più fertile territorio di tutta la Calabria, vi si trovano ulivi giganteschi, aranceti e vigneti un tempo rigogliosi. La cittadina si trova in bella posizione sul fianco del monte Sant’Elia a circa 220 metri d’altezza sul mare, affacciata sullo stretto di Messina e in vista delle isole Eolie.

Questa sua posizione inclinata fa sì che gli spostamenti tra un punto e l’altro prevedano quasi sempre il superamento di un dislivello, da ciò proviene l’uso assai esteso dei verbi “salire” (nchianari) e “scendere” (calari) al posto di “andare” e “venire”.

Il periodo nel quale si svolgono gli avvenimenti trattati comprende eventi di grande rilevanza storica: basterà ricordare il terremoto che semidistrusse Palmi nel 1908, la prima guerra mondiale, la crisi economica del 1929 (peraltro passata pressoché inosservata a causa del tipo di economia nel quale operavano i protagonisti), il fascismo e la seconda guerra mondiale punteggiata dall’incubo dei bombardamenti.

La loro unione è risultata salda nonostante alcune differenze di carattere che risulteranno evidenti nel corso della lettura e malgrado una profonda contraddizione nei confronti della fede religiosa, che però non è mai stata tale da incrinare il loro rapporto.

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Nonni

L’uomo, infatti, era di ideali socialisti e sostanzialmente scettico, se non ateo, mentre la moglie ha sempre nutrito dentro di sé una profonda fede religiosa che non ha mai voluto abbandonare.

Le condizioni economiche dei protagonisti appaiono evidenti dalle loro parole: essi stessi avevano coscienza di quanto fossero di relativo privilegio, o per lo meno superiori alla media della popolazione contadina calabrese del tempo. Loro infatti hanno sempre posseduto la terra che lavoravano, anzi sono spesso diventati datori di lavoro nei confronti di terzi, ciò a causa del fatto che nessuno dei loro cinque figli ha accettato di lavorare i campi con continuità al loro fianco, con ciò creando una insanabile ferita nel loro animo, divenuta poi ancora più dolorosa per il fatto che tre di essi sono poi emigrati nel Nord Italia.

Essi agivano all’interno di un sistema economico chiuso, nel quale circolava pochissimo denaro, si produceva abbondanza di beni in natura.
Ma la commercializzazione degli stessi era assai precaria, così che talvolta venivano usati come mezzo di scambio, oppure il lavoro veniva pagato direttamente con prodotti della terra.

Il lavoro per loro era un aspetto della vita assoluto e totalizzante, anche se nelle loro parole è pressoché assente ogni forma di epos drammatico: il fatto di lavorare dodici, tredici ore al giorno è raccontato senza commiserazione, senza attribuirvi alcuna sfumatura di eroismo, ma invece come una componente ineluttabile e permanente dell’esistenza.

Nonni

La ricerca ha portato alla luce una consistente massa di materiale folklorico, che abbiamo ritenuto opportuno inserire nel contesto da cui traeva linfa e ragione di esistere: la vita degli stessi protagonisti. Ecco dunque che abbiamo dedicato largo spazio alla ricostruzione delle loro esperienze, le vicende familiari, gli affetti, il lavoro, l’emigrazione, insomma la quotidiana battaglia per la vita.

Tuttavia l’elemento che caratterizza questo materiale è indubbiamente lo straordinario repertorio canoro della protagonista, con ogni probabilità il più ampio mai verificato sul territorio nazionale.

Si tratta infatti di quasi cinquecento tra canti, filastrocche, indovinelli (compresi alcuni apporti dovuti al marito), cui vanno aggiunti 66 frammenti e numerose varianti, il tutto poi è stato messo a confronto con 65 canti inediti fornitici da altri informatori e con altri pubblicati da vari autori.

In alcuni casi abbiamo posto affiancate le diverse versioni di uno stesso canto fornite dai due informatori, oppure ancora le diverse lezioni dello stesso canto raccolto in tempi diversi dalla stessa persona, e ciò darà al lettore una precisa sensazione della complessità dei procedimenti attraverso cui si esplica la trasmissione orale.

Abbiamo scelto di non operare nessuna censura, né frapporre alcuna mediazione propria, allo scopo di evitare ogni possibile travisamento del loro messaggio.

Data la tarda età dei protagonisti e le loro condizioni di salute, le canzoni sono state soltanto in parte effettivamente cantate (e anche quando questo avveniva la voce era malferma e affaticata), molto più spesso sono state recitate, ciò ha limitato la possibilità di effettuare le trascrizioni musicali, che dunque sono state limitate a soli quattro canti.

tgli occhi della follia

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Il volume è corredato da due splendide litografie originali dei pittori Marizio Carnevali e Pablo Carnevale.

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I nastri contenenti le registrazioni originali sono depositati presso l'Archivio di Etnografia e Storia Sociale della Regione Lombardia.

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Sono stati anche oggetto di studio per la realizzazione della tesi di laurea discussa nell'Anno Accademico 2006/2007 dal dott. Giampiero Nitti, relatore il prof. Nicola Scaldaferri.