INTERVISTA
Intervista a Tito Saffioti sul suo percorso di studioso e saggista,
Realizzata da Andrea Lauro, il 7 marzo 2012.
riga big

Tito Saffioti

D. In che periodo hai cominciato ad occuparti di cultura popolare?

Il mio interesse per la cultura folklorica è nato assistendo allo spettacolo Bella Ciao, mi pare fosse al teatro Odeon di Milano.

Era sul finire del 1964 e io avevo diciotto anni.

Francamente non ricordo come sia capitato lì perché allora, studentello, figurati se avevo i quattrini per andare all’Odeon!

Ricordo solo l’entusiasmo collettivo di quella serata che poi mi portò ad acquistare anche il libretto con i testi dello spettacolo: una spesa folle!

Poi, dopo qualche tempo che non riesco a quantificare, trovai su una bancarella a metà prezzo la ristampa del libro di Ermolao Rubieri La storia della poesia popolare italiana.

Sulla base di questi pochi reperti (questo libro, il fascicolo dello spettacolo e qualche altra cosa che nel frattempo avevo trovato), progettai addirittura di fare un libro, un’antologia di canzoni popolari.

titolo libro

Allora lavoravo alla libreria Feltrinelli di via Manzoni e ne parlai con un responsabile della casa editrice, che mi disse: “Fammi un progetto e portamelo, che ne parliamo”.

Mi presi tre giorni di ferie e andai a casa di mia sorella, dove potevo lavorare in tranquillità perché lei era in viaggio di nozze. La casa era nuova e non c’era quasi niente, così appoggiai i miei libri su un’asse da stiro e cominciai a lavorare.

Riempivo fogli su fogli, poi acquistai una schedarietto e cominciai a fare una bibliografia sull’argomento che poi divenne sterminata e assorbì quasi tutte le mie energie, così questa antologia non l’ho mai fatta, anche se conservo ancora tutti quei fogli scritti a mano pieni di ingenuità e di ardore “rivoluzionario”.

Accadde poi che andai a lavorare presso un editore: Nicola Teti.

Il nostri rapporto di lavoro fu solo in parte soddisfacente, per cui entrambi sentivamo il bisogno di sganciarci: per facilitare questo distacco gli proposi di pubblicare un libro sulla cultura popolare. Lui colse al balzo l’idea, ci accordammo, e uscì la mia prima opera, l’Enciclopedia della canzone popolare e della nuova canzone politica, pubblicato nel 1978.

Straniero

Nel frattempo ero diventato amico di Michele L. Straniero, che mi fece la prefazione del libro.

L’anno dopo conobbi Rosellina Archinto della Emme Edizioni, che faceva dei bellissimi libri per bambini.

Così le proposi di pubblicare un libro sulle ninne nanne. L’idea fu accolta con entusiasmo e così quello stesso anno uscì questo libro che segnò un deciso progresso rispetto alla prima opera, tanto che, quando la Emme fu acquistata dall’Einaudi, mi telefonò a casa Guido Davico Bonino chiedendomi se volevo ristampare il libro presso di loro.

Andrea, io stavo quasi per svenire dall’emozione, figurati: l’Einaudi!

Lavorai davvero sodo, riscrissi il libro per intero e, con mia grande gioia, nel 1994 uscì nella collana degli Struzzi.

riga big
D. E da quando, Tito, hai cominciato a occuparti di giullari?

titolo libro

I giullari sono un’altra stangata che devo a Dario Fo.

Ho visto Mistero buffo in una delle primissime versioni al teatro La Comune e fu una vera e propria sgarbiada de cervel come dice Carlo Porta.

Tito Saffioti

I giullari diventarono un mio pensiero ossessivo, finché decisi di approfondire le ricerche e non potevo che partire dall’opera di Fo.

Ma qui sorse un problema, perché Dario è straordinario, è bravissimo, lui giustamente stravolge il materiale di ricerca per adattarlo alla sua creatività.

Tito Saffioti

È un lavoro assolutamente legittimo, anzi necessario, sul piano artistico e teatrale, ma sul piano storico lasciava dei grandi buchi.

Le sue bibliografie erano assolutamente inaffidabili e ho dovuto dunque partire praticamente da zero.

Ho lavorato sette anni sull’argomento e ho raccolto una bibliografia vastissima e, soprattutto, una gran quantità di materiale iconografico.

Da tutto ciò è scaturito un primo libro edito nel 1990 che mi ha dato un certo credito fra gli studiosi e che, incredibilmente, si è esaurito.

Si è esaurito perché ha trovato spazio nelle biblioteche di mezzo mondo, in quelle universitarie e degli istituti di ricerca.

i giullari in italia

Questo primo libro era dedicato ai giullari, che sono qualcosa di leggermente diverso dai buffoni di corte, così che mi mancava questo aspetto per completare il lavoro.

Dapprima mi è capitata una grande fortuna: ho scoperto che nella biblioteca Vaticana e in quella di Urbania erano conservati alcuni manoscritti appartenuti a un buffone vissuto alla corte di Guidubaldo della Rovere nella Urbino del Cinquecento.

Questi scritti erano una sorta di diario dove l’ometto (era alto poco più di un nano) segnava giorno per giorno quanto gli succedeva a lui sul piano personale e quello che avveniva a corte.

Mi sono fatto fare una lettera di presentazione dal compianto professor Agnoletto dell’Università di Milano e mi sono precipitato a Roma, in questo incredibile tempio della cultura che è la Vaticana, e mi sono fatto fare le scansioni di quei diari.

Da questi, e da altri documenti dell’epoca, ho ricostruito per intero la sua vita dando, credo, uno spaccato della vita quotidiana in una corte del Rinascimento vista dagli occhi di un umile servitore, dotato però di uno sguardo acuto e di un certo umorismo.

riga big
D. Parlami ora di quest’ultimo tuo libro Gli occhi della follia.

Gonnella

Bene, lavorando su questo buffone, che si chiamava Atanasio e con il quale ho convissuto a stretto contatto per molti mesi fino a sentirlo quasi come un fratello, mi sono imbattuto in un’immagine che mi ha molto colpito:

è quella che ho messo nella copertina del mio ultimo libro.

Si tratta di un quadro del maggior pittore francese del Quattrocento, Jean Fouquet, e raffigura, o almeno si crede che raffiguri, il più famoso buffone italiano, Pietro Gonnella.

Negli occhi di quest’uomo io ho visto qualcosa che andava ben oltre lo stereotipo del buffone di corte.

C’era ironia, consapevolezza, umanità. Insomma, si trattava di una persona ricca di fascino, esattamente come il mio amico Atanasio.

Dunque, anche lui meritava un libro che, naturalmente, si è poi esteso a comprendere l’intera categoria dei suoi simili.

In questo caso però ho voluto fare una ricerca sia storica, sia soprattutto iconografica.

Nel libro vi sono 204 immagini, in gran parte a colori, dove sono raffigurati buffoni di tutti i tempi e di tutti paesi.

Le immagini, specialmente se dovute a grandi artisti, dicono spesso più di mille parole.

anthonie de later

Questo libro ripercorre la loro storia attraverso i documenti storici e d’archivio che li riguardano, ma grazie anche ad aneddoti che ce li mostrano in azione con tutta l’improntitudine che il loro ruolo richiedeva: li vediamo soggetti attivi e passivi di scherzi e beffe di ogni tipo, ma anche costretti a subire dure punizioni per la loro insolenza, perché non sempre bastava a difenderli lo schermo della pazzia (vera o simulata che fosse).

insipiens

Un’attenzione particolare ho usato per andare oltre l’immagine stereotipata del buffone caratterizzato dal suo abito coi campanelli e dal copricapo con le orecchie d’asino.

In ciò sono stato aiutato dal pennello attento dei migliori artisti (da Jean Fouquet al Bronzino, dal Veronese a Bruegel dal Giambologna a Rubens) che mi ha consentito di leggere negli occhi di queste persone molto più di quello che volevano vedervi i contemporanei, cioè follia, stupidità e demenza:

in essi ho trovato di volta in volta ironia, orgoglio, disperazione e perfino una capacità critica che consentiva loro di essere una coscienza oppositiva al potere.

riga big
D. Raccontami come ti è venuto in mente di scrivere un romanzo.

Un mistero fitto, tenuto conto che è stata un’esperienza unica e oggi, se mi interrogo dentro, non riesco assolutamente a scorgere le risorse per scriverne un altro.

il maestro di tutte l'arti

Insomma, ero in vacanza in montagna e, nel corso di una passeggiata (io avevo già pubblicato il mio primo libro sui giullari), ho lasciato correre i pensieri e visualizzato una sorta di sogno che faccio spesso ad occhi aperti o chiusi:

quello di poter vivere all’epoca dei giullari per poterli vedere in azione come erano nella realtà.

Quale periodo è più affascinante della Siena del Duecento?

Ebbene, io sapevo che lì in quel periodo è vissuto l’unico giullare italiano di cui conosciamo il nome e di cui ci sono rimasti cinque testi.

In questi testi ci sono gli estremi di una sua biografia, sia pure molto sommaria.

siena

Sono corso nella biblioteca del paese, mi sono fatto fare le fotocopie di questi testi e ho cominciato, lì in montagna, a lavorare su questo tema.

I meccanismi con i quali si progetta un romanzo sono ancora un mistero per me, Andrea.

Perché tu capisci bene che un saggio lo si scrive con la testa, con l’erudizione, con la ricerca...

Ma un romanzo lo si scrive con il cuore e i meccanismi del cuore sono un vero enigma per noi.

Uno dei misteri più fitti, sul quale si sono esercitati poeti, filosofi, romanzieri, psicologi, ognuno fornendo una sua ricetta di comprensione e tutti insieme contribuendo a rendere il mistero ancora più fitto.

Anch’io ho voluto contribuire nel mio piccolo ad infittire questo mistero...